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5 errori da evitare quando si fa celebrare una Messa per i defunti secondo Natuzza Evolo

  • Immagine del redattore: Gurso
    Gurso
  • 2 dic 2025
  • Tempo di lettura: 5 min


Natuzza Evolo
Natuzza Evolo

Come vivere la Messa per i defunti alla luce delle sue esperienze con le anime


Chi si avvicina alla figura di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati oggi Serva di Dio, scopre subito un tratto costante: il suo legame profondissimo con le anime del Purgatorio.

Per tutta la vita Natuzza disse di vedere i defunti “come noi vediamo la gente che ci circonda”: venivano a chiederle preghiere, Messe, gesti di riparazione; si interessavano dei loro familiari, chiedevano consolazione e conversione per chi era rimasto sulla terra.Wikipedia+1

Una testimonianza molto nota è quella di suor Bianca Cordiano. La religiosa chiese a Natuzza notizie dei genitori defunti:– Della madre, Natuzza disse subito che era in Paradiso.– Del padre, invece, non rispose subito. Qualche tempo dopo, la mistica le comunicò:

«Il 7 ottobre fate celebrare una Messa per vostro padre,perché salirà in Paradiso».

Il dettaglio colpì tutti: il 7 ottobre è la festa della Madonna del Rosario e il padre della suora si chiamava proprio Rosario. Natuzza non conosceva quel nome.

Episodi come questo tornano spesso nella sua storia: le anime chiedono Messe, ringraziano per quelle ricevute, talvolta “correggono” il modo in cui i vivi le vivono.

Dalle biografie, dalle interviste e dalle testimonianze dei suoi confessori e di chi l’ha conosciuta, emerge una convinzione chiara:

la Messa è il mezzo di suffragio più potente per i defunti,ma molti cristiani la vivono in modo superficiale o sbagliato.

Quelli che seguono non sono “cinque regole scritte da Natuzza”, ma cinque errori ricorrenti che emergono dai suoi consigli, dai messaggi delle anime e dalla tradizione cattolica che lei incarnava con semplicità. 1. Delegare tutto al sacerdote e non partecipare

Uno degli atteggiamenti più frequenti è questo: si va in sacrestia, si lascia l’offerta, si scrive il nome del defunto… e finisce lì.Magari non si partecipa nemmeno alla Messa fissata per quella intenzione.

Dalle testimonianze sappiamo che le anime, attraverso Natuzza, chiedevano non solo che la Messa fosse celebrata, ma che i parenti fossero presenti e pregassero per loro durante l’Eucaristia.

Il sacrificio di Cristo sull’altare ha un valore infinito, ma l’amore di chi chiede la Messa è come un “canale preferenziale” per quella particolare anima.

Per questo, alla luce dell’esperienza di Natuzza, il primo errore da evitare è la “delega burocratica”:

  • non basta “far dire una Messa”;

  • è importante esserci, seguire con fede, unire il proprio dolore e la propria speranza a quelli di Gesù.


La Messa per un defunto non è un servizio pagato: è un atto d’amore in cui il sacerdote celebra in persona Christi, ma la famiglia si mette accanto a Cristo per offrire con Lui quell’anima al Padre.


Video sulle parole di Natuzza Evolo

2. Partecipare senza Confessione e senza Comunione


Natuzza ripeteva continuamente l’importanza della Confessione frequente e della Comunione vissuta con fede. Chi l’ha conosciuta ricorda che invitava a ricevere Gesù nell’Eucaristia e ad offrirLo per i malati, per i peccatori, per i defunti.

Le anime del Purgatorio – spiegava – hanno una “fame di Dio” che non possono più saziare attraverso i sacramenti; noi possiamo comunicarci anche per loro.

Per questo, quando partecipiamo a una Messa per un nostro caro e non ci accostiamo all’Eucaristia pur potendolo fare, priviamo quella anima di un aiuto enorme. È come preparare un banchetto e poi lasciare il piatto principale sul tavolo.

L’errore da evitare è pensare che basti “stare seduti” in chiesa.La Messa per i defunti, secondo lo spirito di Natuzza, va vissuta così:

  • preparandosi, se possibile, con una buona Confessione;

  • ricevendo la Comunione e offrendola esplicitamente per quell’anima:«Gesù, ti offro questa Comunione per…».


3. Spendere in fiori e monumenti, ma non in Messe e carità


Natuzza era in piena sintonia con tutta la tradizione dei santi quando insisteva sul valore delle opere di carità offerte per i defunti.

Le testimonianze riportano spesso questa logica evangelica:

i fiori appassiscono,le Messe e la carità restano davanti a Dio.

Quante volte, invece:

  • si spendono cifre enormi per funerali, corone, lapidi, addobbi;

  • ma per quell’anima si fa celebrare una sola Messa, o nessuna;

  • non si pensa a un’offerta per un povero, per una famiglia in difficoltà, per un’opera della Chiesa.

Natuzza riferiva che le anime gioivano quando, al posto di spese puramente esteriori, veniva fatta un’elemosina nascosta a loro nome.

Per questo, alla luce del suo insegnamento, l’errore da evitare è misurare l’amore con ciò che si vede al cimitero, anziché con ciò che si offre nel segreto:

  • almeno una parte di quello che spenderemmo in fiori potrebbe diventare? Messe,? carità concreta,? aiuto silenzioso a chi soffre.

È questo che “parla” davvero davanti a Dio per il nostro defunto.


4. Pregare con disperazione invece che con speranza


Il lutto fa male, e Natuzza lo sapeva bene: per tutta la vita ha ascoltato madri, padri, figli distrutti dal dolore. Piangere è umano, e il Vangelo stesso ci mostra Gesù che piange per Lazzaro.

Ma la mistica di Paravati metteva in guardia da una disperazione senza fede, che nega la vita eterna e considera il defunto come “perduto per sempre”.

Nelle sue esperienze, Natuzza vedeva le anime:

  • in attesa, quando erano in Purgatorio;

  • nella luce, quando erano già nella gioia di Dio;

mai come se fossero “annullate”.

La Messa per i defunti, allora, deve diventare un momento di speranza, non di puro sconforto:

  • se ci presentiamo all’altare solo con rabbia, ribellione, rancore verso Dio,chiudiamo anche noi stessi alla Grazia;

  • le anime, diceva Natuzza, sentono il nostro stato d’animo:la preghiera fiduciosa le consola,quella disperata le rattrista.

L’errore da evitare è vivere la Messa come una “tragedia” senza apertura alla Risurrezione.L’atteggiamento giusto è dire, anche tra le lacrime:

«Signore, io soffro, ma mi fido di Te:ti affido questa persona, perché so che Tu la ami più di me».

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5. Pensare che “una Messa basta” e dimenticare i defunti col passare del tempo


Dalle testimonianze raccolte intorno a Natuzza emerge un altro aspetto:molti parenti si ricordano dei defunti solo in poche occasioni:

  • il funerale,

  • la Messa del trigesimo,

  • l’anniversario della morte.

Poi, lentamente, il suffragio si spegne.

Natuzza, invece, raccontava di anime dimenticate, che soffrivano proprio perché nessuno pregava più per loro. Alcune chiedevano espressamente più Messe, più Rosari, più sacrifici offerti.

La teologia cattolica insegna che il “tempo” del Purgatorio non è misurabile coi nostri calendari; per alcune anime può essere necessaria una lunga purificazione.

Per questo, alla luce dell’esperienza di Natuzza, l’errore da evitare è smettere troppo presto:

  • non limitiamoci alle “ricorrenze ufficiali”;

  • facciamo celebrare Messe anche in giorni normali, solo per amore;

  • continuiamo a ricordare i defunti nella preghiera quotidiana.

E se l’anima fosse già in Paradiso?Nessuna Messa va perduta: Natuzza ricordava che, in questo caso, la Grazia viene “ridistribuita” dalla Madonna e dal Signore su altre anime più bisognose o sulla stessa famiglia che ha offerto. Un atto d’amore vivo

Alla luce della vita di Natuzza Evolo, la Messa per i defunti non è un atto burocratico né un’abitudine sociale, ma un ponte vivo d’amore tra la terra e il Cielo.

Riassumendo, gli errori da evitare sono:

  1. Delegare tutto al sacerdote e non partecipare.

  2. Accontentarsi di “ascoltare” senza Confessione e senza Comunione.

  3. Spendere in fiori e monumenti, ma non in Messe e carità.

  4. Pregare solo con disperazione, senza speranza nella Risurrezione.

  5. Dimenticare i defunti dopo poco tempo, come se non avessero più bisogno di noi.

Vissuta così, ogni Messa diventa un abbraccio reale ai nostri cari:li accompagniamo verso la luce piena di Dio e, nello stesso tempo, troviamo anche noi quella pace che il mondo non può dare.

Natuzza lo ripeteva spesso:

«Non cercate me,guardate a Gesù e alla Madonna,e pregate per le anime,perché loro pregheranno per voi».


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