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Defunti a Natale: cosa dicono santi e mistici sulla loro presenza

  • Immagine del redattore: Gurso
    Gurso
  • 8 dic 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

Defunti a Natale e nostalgia del cielo


Il periodo natalizio è, per molti, una gioia ferita. Le luci si accendono, le case si riempiono di addobbi, le canzoni parlano di pace e di festa. Eppure, proprio quando tutti sembrano più felici, nel cuore di tanti si apre un silenzio profondo: quello di chi non c’è più. A Natale la sedia vuota si nota di più, la fotografia sul mobile parla più forte, un profumo o una melodia riportano all’improvviso una voce che non sentiamo da anni. È il momento dell’anno in cui i defunti a Natale sembrano più lontani e, allo stesso tempo, più presenti.


La fede cristiana non nega questo dolore. Ma lo illumina. Santi e mistici, in secoli diversi e in luoghi lontani, raccontano esperienze che ci aiutano a intuire una verità consolante: i nostri defunti non sono scomparsi nel nulla. Continuano a vivere in Dio. E proprio nel tempo di Natale, quando la Chiesa contempla il Dio fatto Bambino, il legame con loro può diventare più intenso di quanto immaginiamo.


I defunti a Natale nel cielo di Santa Teresina


Defunti a Natale
Defunti a Natale

Santa Teresa di Gesù Bambino, la “piccola Teresina” di Lisieux, poco prima di morire confidò alle consorelle un desiderio sorprendente. Non voleva passare il Cielo in una contemplazione lontana dalla terra, ma restare vicina a chi amava. Diceva che avrebbe “passato il suo cielo a fare del bene sulla terra” e che avrebbe fatto cadere una “pioggia di rose” su chi l’avesse invocata con fiducia.


Con queste immagini semplici, Teresina voleva dire che la morte non l’avrebbe resa estranea ai suoi cari. Anzi, l’avrebbe resa ancora più capace di occuparsi di loro. La storia della Chiesa è piena di testimonianze di grazie ricevute per sua intercessione, spesso segnate proprio da quelle rose promesse.


Pensare a lei nella notte di Natale cambia qualcosa dentro. Quando guardiamo il presepe e sentiamo l’assenza dei nostri cari, possiamo immaginare che chi è già entrato nel Cielo di Dio vive qualcosa di simile alla promessa di Teresina: un cielo speso “facendo del bene” a chi ancora cammina nella fatica della terra. I defunti a Natale non sono solo un ricordo malinconico: sono parte viva di una comunione d’amore che la morte non spezza.

Padre Pio e la Messa condivisa con i defunti a Natale


Anche Padre Pio da Pietrelcina ha avuto un rapporto intensissimo con le anime dell’aldilà. Chi ha vissuto accanto a lui racconta che spesso, durante le sue Messe e le sue notti di preghiera, percepiva la presenza delle anime del Purgatorio. Egli stesso confidava che “più anime dei morti che dei vivi” salivano al suo santuario per partecipare alle celebrazioni e chiedere suffragi.


Un episodio, riportato da diversi testimoni, è particolarmente significativo. Una notte, un frate lo trovò in chiesa mentre parlava con qualcuno che lui non vedeva. Padre Pio spiegò che si trattava di un uomo morto anni prima in un incendio, ancora in Purgatorio e bisognoso di Messa e preghiere per essere liberato. Al mattino, verificando negli archivi, risultarono confermati sia il nome sia l’incendio di cui l’uomo aveva parlato.


Questi fatti, custoditi dalla memoria dei suoi confratelli, mostrano che tra Cielo, Purgatorio e terra esiste un legame reale. Le anime che soffrono ancora una purificazione ci chiedono aiuto, ma nello stesso tempo intercedono per noi. Nel mistero di Dio, la loro preghiera, unita alla sofferenza che vivono, diventa potente.


Quando partecipiamo alla Messa di mezzanotte o a quella del giorno di Natale, possiamo immaginare che all’altare non ci siamo solo noi. Le anime dei nostri cari ci sono accanto, invisibili ma presenti, attirate dallo stesso sacrificio di Cristo. I defunti a Natale non sono spettatori lontani, ma fedeli nascosti, che pregano con noi e per noi.

Santa Faustina, Maria e il Purgatorio


Santa Faustina Kowalska, l’apostola della Divina Misericordia, descrive nel suo Diario visioni molto intense del Purgatorio. In una di esse racconta che il suo angelo custode la conduce in quel luogo di purificazione. Ne percepisce la sofferenza, la nostalgia di Dio, ma vede anche una grande speranza. Le anime sono immerse in un fuoco misterioso, che brucia ciò che non è ancora puro, ma sono certe di andare verso la luce.


In un’altra esperienza, Faustina vede la Madonna che visita quelle anime. Le chiamano “Stella del Mare” e dicono che la sua presenza porta sollievo e freschezza. È un’immagine di una dolcezza straordinaria: la stessa Madre che stringe Gesù tra le braccia a Betlemme scende a confortare chi ancora attende di entrare nella pienezza del Cielo.


Nel tempo di Natale, questa scena diventa particolarmente preziosa. Quando mettiamo la statua della Madonna accanto al Bambino nel presepe, possiamo ricordare che Maria non accarezza soltanto il Figlio di Dio, ma anche le anime dei nostri defunti. Lei li visita, li incoraggia, li avvicina alla luce. Se la nostra casa, la sera della vigilia, è attraversata dalla nostalgia, possiamo rivolgerci a lei con semplicità e dirle di prendersi cura di chi ci manca, di portarli più vicino alla gioia eterna e di portare a noi un po’ della loro pace.

Maria Simma e il mistero dei defunti a Natale


In tempi più recenti, una contadina austriaca, Maria Simma, è diventata conosciuta per le sue esperienze legate alle anime del Purgatorio. Per decenni, secondo le testimonianze di sacerdoti e autori cattolici che l’hanno incontrata, avrebbe ricevuto la visita di anime che le chiedevano preghiere, Messe, sacrifici.


Tra le molte cose raccontate, una colpisce in modo particolare. Maria riferisce che le anime le avrebbero confidato una verità consolante: tra tutti i giorni dell’anno, il Natale sarebbe quello in cui il maggior numero di anime viene liberato dal Purgatorio, insieme ad alcune grandi solennità come il Venerdì Santo e l’Assunzione. Non si tratta di una dottrina ufficiale, ma di una rivelazione privata che si inserisce però nella logica della fede: proprio quando la Chiesa prega con più intensità e si celebrano tante Messe, la misericordia di Dio si riversa in modo speciale su chi attende ancora la piena visione del suo volto.


Guardando il mondo con occhi solo umani, il Natale sembra spesso ridursi a una corsa frenetica tra regali, cene e spostamenti. Ma alla luce di queste testimonianze possiamo intuire altro. Nel silenzio dei tabernacoli, nelle cappelle sperdute e nelle grandi cattedrali, il Signore sta aprendo le porte della sua casa a molte anime che hanno finito il loro cammino di purificazione. I defunti a Natale non sono soltanto ricordati: molti di loro vengono accolti definitivamente nella gioia del Cielo grazie alla preghiera della Chiesa.


Maria Simma aggiungeva anche che una delle sofferenze più grandi delle anime del Purgatorio è sentirsi dimenticate da coloro che hanno amato. Forse, senza accorgercene, abbiamo lasciato passare mesi o anni senza una Messa, senza un rosario, senza un gesto concreto offerto per loro. Il Natale può diventare l’occasione per ricominciare: una candela accesa con il loro nome vicino al presepe, una confessione e una comunione offerte per loro, un gesto di carità fatto nel loro ricordo.

Un Natale abitato dai nostri cari


Così il dolore del lutto non viene cancellato, ma trasfigurato. Non facciamo finta che la ferita non esista; la portiamo davanti alla grotta di Betlemme. Immaginiamo i nostri cari, se sono già nella luce di Dio, mentre contemplano il Bambino che noi vediamo solo in una statuina di gesso. Li immaginiamo mentre pregano per noi, mentre chiedono pace per le nostre famiglie, mentre sostengono la nostra fede quando tentazioni e prove ci appesantiscono.


E se alcuni di loro sono ancora in cammino nel Purgatorio, li accompagniamo con tenerezza, certi che ogni Messa, ogni comunione, ogni preghiera li avvicina al giorno del definitivo abbraccio con il Signore. In questa prospettiva, i defunti a Natale non sono un’ombra sulla festa, ma un motivo in più per viverla con profondità. Il Dio fatto Bambino riunisce intorno a sé i vivi e i defunti, abbraccia chi è rimasto e chi è già partito, asciuga le lacrime di chi piange e libera le anime di chi attende la visione del suo volto.


Se in questo periodo senti la mancanza di qualcuno in modo quasi insopportabile, non censurare quella nostalgia. Portala davanti al presepe, pronuncia il suo nome durante una preghiera semplice, affidalo a Gesù Bambino e alla Madonna. L’amore che vi ha uniti non è stato cancellato dalla morte: vive in Dio e, proprio in Lui, può diventare più forte e più puro.


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