top of page

Incendio in Svizzera a Capodanno: la testimonianza della croce tra le fiamme e cosa fare quando la vita ci sfugge di mano

  • Immagine del redattore: Gurso
    Gurso
  • 5 gen
  • Tempo di lettura: 6 min

Immagina il buio. Il fumo che toglie il respiro. Le urla che si confondono con il rumore dei passi e dei vetri, mentre il tempo sembra spezzarsi in una manciata di secondi.

E in mezzo a quell’inferno, un ragazzo. Fermissimo. Quasi immobile. Stringe una piccola croce tra le mani… e chi lo osserva giura che, attorno a lui, il fuoco sembra “schivarlo”.

Questa non è una scena di un film. È una testimonianza drammatica arrivata dalla notte di Capodanno appena trascorsa, legata a un incendio in Svizzera a Capodanno che ha trasformato una festa in un incubo.

Ma ascolta fino alla fine, perché questa non è una storia per dire: “Dio ha scelto chi salvare e chi no”.È una storia per capire cosa fare quando la vita ci sfugge di mano. E cosa significa, davvero, tenere una croce in mezzo al fuoco.

Una notte di festa che diventa panico


È quasi mezzanotte. I ragazzi ballano, qualcuno si avvicina al bancone, altri scattano foto, qualcuno manda un messaggio a casa: “Buon anno”.

Poi qualcosa cambia, di colpo.

Nel giro di pochi secondi le fiamme cominciano a propagarsi, il fumo si alza, le luci si confondono. La musica non conta più nulla. Conta solo una cosa: respirare.

Le persone corrono verso l’uscita, spingono, urlano, cercano un varco. Qualcuno cade, qualcuno inciampa, altri vengono trascinati dalla folla. Nel caos non si capisce più niente: c’è chi chiama per nome un amico, chi cerca il telefono, chi prova a capire dove sia l’aria, chi tenta di aiutare con le mani nude.

È quel momento in cui, umanamente, il cervello grida una sola parola: scappa.

La ragazza di 17 anni e l’immagine che non dimenticherà

Miracolo incendio in Svizzera notte di capodanno
Miracolo incendio in Svizzera notte di capodanno

Tra le tante persone presenti quella notte c’è anche una ragazza di diciassette anni. È giovane, ha tutta la vita davanti e, come gli altri, era uscita semplicemente per festeggiare.

Si ritrova invece intrappolata in una situazione che nessuno poteva immaginare. La calca la spinge, la confusione la disorienta, il fumo le brucia gli occhi.

E mentre cerca una via di fuga, vede qualcosa che rimarrà scolpito nella sua memoria.

Davanti a lei c’è un suo amico. E non sta facendo quello che fanno tutti in un incendio: non spinge, non urla, non corre.

È quasi immobile.

Ha in mano una piccola croce, stretta forte tra le dita. Non sappiamo da quanto la portasse con sé, se la avesse al collo o in tasca, se l’abbia afferrata in quell’istante. Sappiamo solo il dettaglio che la ragazza racconterà dopo:

Un ragazzo seduto o fermo, con la croce in mano, e il fuoco tutto intorno… ma non su di lui.

Quell’immagine diventa una ferita e insieme una domanda. Perché quando vedi una cosa del genere, dentro di te qualcosa si spezza. E qualcosa si accende.

Coincidenza, miracolo, rabbia: come reagisce il cuore davanti a una tragedia


Chi ascolta questa testimonianza può reagire in tanti modi.

  • C’è chi dirà: “È solo un caso, una coincidenza”.

  • C’è chi penserà: “È un miracolo, Dio l’ha protetto”.

  • C’è chi, nel dolore per le vittime, potrebbe arrabbiarsi: “Perché lui sì e altri no? Dov’era Dio?”

Prima di andare avanti, una cosa va detta con rispetto e chiarezza: quella che stiamo raccontando è una testimonianza, cioè il ricordo di una ragazza che ha vissuto un momento di shock e paura. Non è un miracolo riconosciuto ufficialmente, e non vogliamo usare il dolore di nessuno per fare sensazione.

La Chiesa, su questi temi, è prudente. E noi vogliamo esserlo.

Ma proprio per questo la domanda più vera non è “possiamo dimostrare cosa è successo al millimetro?”, bensì:che cosa ci dice, alla luce della fede, questa croce stretta in mezzo al fuoco?

“Dov’era Dio?” La domanda che nasce sempre, e che non scandalizza il Cielo


Quando accadono tragedie così, la domanda che sale dal cuore è quasi sempre la stessa:

Dov’era Dio?Dov’era Dio mentre il locale bruciava?Dov’era Dio mentre alcune persone non riuscivano ad uscire?

Queste domande non sono mancanza di fede. A volte nascono proprio da un cuore che crede, ma è ferito, non capisce, non riesce a conciliare l’idea di un Dio buono con il male che vede.

E sai una cosa? Anche nella Bibbia trovi grida simili. Nei Salmi si legge: “Fino a quando, Signore?” e persino: “Svegliati, perché dormi?”. E Gesù stesso, sulla croce, ha gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Dio non si scandalizza delle nostre domande. Non si offende se, tra le lacrime, gli chiediamo: “Perché?”.

Ma la fede ci invita anche a guardare oltre l’immediato, oltre quello che vediamo con gli occhi, per capire una cosa che spesso dimentichiamo:Dio può essere presente anche quando tutto, esteriormente, sembra parlare solo di assenza.

La croce tra le fiamme: il segno di un Dio che entra nelle prove


Torniamo a quel ragazzo fermo, con la croce in mano.

Forse, in quel momento, non stava pensando a teorie. Forse non stava nemmeno ragionando. Quando la morte ti respira addosso, la mente si fa piccola e il cuore cerca l’unica cosa che conosce.

Forse lui ha fatto l’unica cosa possibile: aggrapparsi a un segno.

E quella piccola croce, in mezzo al fuoco, diventa un simbolo potentissimo.

Non è il segno di un Dio che promette una vita senza prove.È il segno di un Dio che entra con noi nelle prove.

Un Dio che non sempre evita la tempesta… ma che ti dice: “Non sei solo dentro la tempesta”.

Molte persone, nei momenti di grande pericolo, raccontano di aver sentito una pace strana, una calma che non veniva da loro. Altri dicono: “Ho sentito che non ero solo”. Altri ancora ricordano di aver invocato Gesù, la Madonna, un santo, e di aver percepito una lucidità e una forza che non sanno spiegare.

Forse, in quell’attimo, quel ragazzo ha vissuto qualcosa di simile. Forse ha detto nel cuore:“Signore, se devo morire, prendimi Tu. E se posso vivere ancora, proteggimi Tu”.

Non lo sappiamo. Ma sappiamo questo: l’immagine della croce risparmiata dalle fiamme ha colpito tanto la sua amica da farle parlare di protezione.

E allora la domanda cambia.

La domanda giusta dopo l'incendio in Svizzera la notte di capodanno: “E io, come vivo per non restare senza Dio?”


Invece di chiederci soltanto “perché Dio ha permesso tutto questo?”, possiamo chiederci anche:

Come posso vivere io, oggi, in modo da non essere mai senza quella croce?

Perché non si tratta solo di avere un oggetto in tasca o al collo. Si tratta di vivere aggrappati a Dio, ogni giorno.

Quante volte usciamo di casa senza un segno di fede, senza un’Ave Maria, senza un segno di croce? Come se tutto fosse scontato. Come se la giornata dovesse andare bene “per forza”.

Poi accade qualcosa. E ci accorgiamo che la vita è fragile. Imprevedibile. E spesso lo scopriamo troppo tardi.

Quello che è accaduto durante questo incendio in Svizzera a Capodanno resta una tragedia immensa. E il nostro primo dovere è pregare per le vittime, per i feriti, per le famiglie che oggi piangono.

Ma questa piccola croce, stretta in mezzo al fuoco, ci lancia anche un messaggio netto:

Non aspettare di essere nel pericolo per cercare Dio.Non aspettare che la vita bruci intorno a te per ricordarti che hai un’anima.Che hai un Padre nei Cieli che ti ama.Che hai un Salvatore morto e risorto per te.

Due gesti semplici da fare già da oggi


Vorrei lasciarti due cose, piccole ma concrete.

1) Porta con te un segno di fede.Una croce, una medaglietta, un’immaginetta. Non come talismano magico. Ma come promemoria: “Non sono solo. Ho un Signore.”

2) Impara a dire, ogni giorno: “Gesù, io mi affido a Te”.Non è una formula che cambia gli eventi come per magia. È una porta che si apre. È una resa del cuore che permette a Dio di entrare nella tua storia e di darti pace, luce, forza… anche quando fuori ci sono caos e paura.

Se vuoi, trasformiamo questo articolo in una piccola preghiera comune.Scrivilo anche tu, nel cuore o nei commenti:

“Gesù, io mi affido a Te.”

È il modo con cui, insieme, proviamo a non sprecare il dolore.E a consegnarlo a Colui che solo può trarre il bene anche dalle situazioni più terribili.

Che il Signore ti benedica e ti custodisca, oggi e in ogni giorno della tua vita.

Commenti


logo-christian-way-center

Iscriviti alla nostra newsletter.

 

© 2025 di Christian Way Center

 

bottom of page