Manna di Sant’Andrea: il primo apostolo e il miracolo che continua ad Amalfi
- Gurso
- 30 nov 2025
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 1 dic 2025
È possibile che dalle ossa di un uomo vissuto duemila anni fa continui a sgorgare un liquido misterioso?
Ad Amalfi, nella cripta del Duomo dedicato a Sant’Andrea, questo interrogativo è un miracolo che si ripete da secoli. Dalla tomba che custodisce le reliquie dell’apostolo, più volte l’anno, secondo i testimoni, emerge una sostanza chiara, oleosa, chiamata “manna di Sant’Andrea”.

Non si tratta di un dogma di fede, ma di un segno che accompagna da secoli la devozione del popolo cristiano. E proprio da questo segno possiamo lasciarci guidare in un viaggio che unisce Vangelo, storia della Chiesa e vita spirituale: conoscere Sant’Andrea, il primo apostolo chiamato da Gesù, e contemplare il significato della manna che porta il suo nome.
Sant’Andrea apostolo, il primo chiamato da Gesù
I Vangeli ci presentano Sant’Andrea come fratello di Simon Pietro, pescatore sulle rive del lago di Tiberiade, a Betsaida e Cafarnao. Prima di incontrare Gesù, Andrea era discepolo di Giovanni il Battista. È proprio Giovanni, vedendo passare Gesù, a indicarlo come “l’Agnello di Dio” (cf. Gv 1,35-40).
Andrea, insieme a un altro discepolo, decide di seguirlo. È il famoso episodio in cui Gesù domanda: «Che cosa cercate?» e loro rispondono: «Rabbì, dove dimori?». Gesù li invita: «Venite e vedrete». Quel giorno, annota il Vangelo di Giovanni, “era circa l’ora decima”, le quattro del pomeriggio (cf. Gv 1,39). È un dettaglio preciso, quasi da diario personale: segno di un incontro che ha segnato la vita per sempre.
Andrea è considerato nella tradizione “Protoklêtos”, il “primo chiamato”, perché fu tra i primissimi a seguire Gesù e fu lui, pieno di gioia, a correre dal fratello Simon Pietro per dirgli: «Abbiamo trovato il Messia!» (Gv 1,41).
Dopo la chiamata, Andrea appare in altri momenti importanti del Vangelo:
quando porta a Gesù il ragazzo con i cinque pani e i due pesci, nel miracolo della moltiplicazione (cf. Gv 6,8-9);
quando alcuni Greci vogliono vedere Gesù e si rivolgono proprio a Filippo e Andrea (cf. Gv 12,20-22).
Sono piccoli dettagli, ma ci dicono molto: Sant’Andrea è un apostolo che “porta” le persone a Cristo, che introduce e accompagna, che mette in relazione. Un apostolo ponte tra Gesù e i fratelli.
Secondo la tradizione, dopo la Pentecoste Andrea evangelizzò diverse regioni, soprattutto nell’area dell’Acaia, in Grecia, e morì martire a Patrasso, crocifisso su una croce a forma di X, perché non si riteneva degno di morire come il suo Signore.
Da Patrasso ad Amalfi: il viaggio delle reliquie di Sant’Andrea
Come arrivano le reliquie di Sant’Andrea ad Amalfi? Qui entra in scena la storia della Chiesa, fatta di pellegrinaggi, crociate, spostamenti di reliquie e devozione popolare.
Secondo le fonti storiche, il corpo dell’apostolo fu venerato a Patrasso, in Grecia, fin dai primi secoli. In seguito, parte delle sue reliquie fu trasferita a Costantinopoli, capitale dell’Impero d’Oriente. Nel XIII secolo, dopo la quarta crociata, il cardinale Pietro Capuano, originario di Amalfi, portò una parte significativa delle reliquie nella sua città natale.
Da allora Amalfi è diventata una delle grandi mete di venerazione di Sant’Andrea. Il Duomo, con la sua scenografica scalinata e la cripta che custodisce il corpo dell’apostolo, è il cuore di una devozione che attraversa i secoli. Le feste patronali di Sant’Andrea non si limitano al 30 novembre: la città celebra il santo in varie date dell’anno, in particolare il 27 giugno, memoria del miracolo con cui, secondo la tradizione, salvò Amalfi da una tempesta.
È in questo contesto che si colloca il fenomeno particolare chiamato “manna di Sant’Andrea”.
Che cos’è la manna di Sant’Andrea ad Amalfi?
La manna di Sant’Andrea è il nome dato a un liquido che, secondo le testimonianze, trasuda periodicamente dalle reliquie dell’apostolo custodite nella cripta del Duomo di Amalfi. Si tratta di una sostanza chiara, leggermente oleosa o gelatinosa, che si raccoglie in piccole quantità in un vano presso la tomba o in ampolle collegate ad essa.
La tradizione racconta che questo fenomeno avvenga più volte l’anno, in coincidenza con particolari celebrazioni legate a Sant’Andrea. La manna viene poi raccolta con grande devozione e, in passato, è stata anche usata per benedire i fedeli e gli ammalati.
Racconti storici parlano di guarigioni legate al contatto con la manna di Sant’Andrea:
un uomo di Tramonti, cieco da sette anni, avrebbe riacquistato la vista;
un bambino affetto da “mal caduco” (epilessia) sarebbe stato guarito.
Questi eventi appartengono alla tradizione miracolistica e, come sempre in questi casi, la Chiesa è prudente: distingue tra la fede del popolo, che vede in questi segni una carezza di Dio, e il livello dei dogmi, che non obbligano il cristiano a credere a queste manifestazioni.
Dal punto di vista più generale, la Chiesa chiama “manna santa” o “manna dei santi” il liquido che trasuda da reliquie o immagini sacre: chimicamente è assimilabile all’acqua, ma la sua comparsa in contesti di preghiera e venerazione è interpretata da molti fedeli come un segno di intercessione e vicinanza dei santi.
La manna di Sant’Andrea tra fede e ragione
Come deve porsi un cristiano davanti alla manna di Sant’Andrea?
La fede cristiana non ci chiede di spegnere la ragione, ma nemmeno di chiuderci ai segni. Da una parte, la scienza può studiare la sostanza, descriverla, analizzarla dal punto di vista chimico. Dall’altra, nessun microscopio potrà mai dire se la sua comparsa è “miracolosa” o no: questo appartiene a un livello diverso, quello del senso spirituale degli eventi.
La Chiesa, quando si trova davanti a fenomeni come la manna dei santi, mantiene alcuni criteri di discernimento:
prudenza: non si proclama un miracolo con leggerezza;
verifica: si raccolgono testimonianze, si distingue tra devozione autentica e superstizione;
libertà: nessun fedele è obbligato a credere a queste manifestazioni come se fossero un articolo di fede.
Tuttavia, la manna di Sant’Andrea rimane un fatto che si ripete nella storia di Amalfi, accompagnato da secoli di preghiera, pellegrinaggi, conversioni personali. Per molti credenti non è tanto “la sostanza” ad essere miracolosa, quanto ciò che essa suscita: un ritorno alla preghiera, una richiesta di perdono, una fiducia rinnovata nell’intercessione dei santi.

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Sant’Andrea e la manna: un segno di acqua viva nella nostra aridità
Se guardiamo alla storia di Sant’Andrea e al segno della manna, possiamo leggere in filigrana un messaggio profondamente evangelico.
Andrea è il discepolo che lascia le reti, segue Gesù e porta altri da Lui. È l’apostolo che, nel gesto del ragazzo con i pani, mostra come la piccolezza offerta a Cristo possa diventare nutrimento per una folla. È il fratello che non tiene per sé la gioia di aver trovato il Messia, ma la condivide subito con Pietro.
La manna di Sant’Andrea, che trasuda da un corpo sepolto da secoli, sembra ricordarci che, in Dio, nulla è davvero “secco” o “finito”. Dove noi vediamo solo ossa, polvere e passato, lo Spirito Santo può ancora far sgorgare un segno, una grazia, una chiamata alla conversione. È come se il Signore ci dicesse:
“La santità non è un ricordo da museo. È una sorgente che continua a scorrere nella Chiesa.
In un mondo spesso arido spiritualmente, dove molti vivono senza riferimenti, il fatto che un apostolo del I secolo continui a radunare pellegrini nel XXI secolo dice qualcosa. Dice che il Vangelo è vivo, che la comunione dei santi è realtà, e che le reliquie non sono semplici “oggetti antichi”, ma segni di un legame che supera la morte.
Come lasciarci toccare da questo mistero nella vita quotidiana
Non tutti possono andare ad Amalfi e sostare fisicamente davanti alla tomba di Sant’Andrea. Ma tutti possiamo lasciarci provocare dal messaggio di questo apostolo e dalla manna che porta il suo nome.
Ecco alcune piste concrete:
1. Riscoprire la chiamata personale
Andrea è il “primo chiamato”. Anche tu sei chiamato per nome. Puoi rileggere il Vangelo di Giovanni 1,35-42 e sostituire idealmente il tuo nome a quello di Andrea: “Gesù si voltò, vide [il tuo nome] che lo seguiva e disse: ‘Che cosa cerchi?’”. La manna di Sant’Andrea ci ricorda che la chiamata di Cristo non appartiene solo al passato.
2. Portare a Gesù chi è “lontano”
Andrea porta Pietro a Gesù, porta il ragazzo con i pani, accoglie i Greci che desiderano vederlo. Anche noi possiamo essere “ponti”: un invito alla Messa, un Vangelo regalato, una parola di fede in un momento di dolore. La vera manna oggi può essere una testimonianza concreta che nutre la speranza di chi ci sta accanto.
3. Chiedere ad Andrea un cuore meno “secco”
Se ti senti arido nella preghiera, svuotato, disilluso, puoi chiedere a Sant’Andrea che interceda perché nel tuo cuore torni a scorrere una “manna” spirituale: il gusto della Parola di Dio, la gioia dei sacramenti, il desiderio di servire. Le reliquie da cui trasuda la manna ci ricordano che Dio può far scorrere acqua viva anche dalle zone della nostra vita che consideriamo morte.
4. Vivere i segni senza superstizione ma con fede semplice
Non è necessario “inseguire” fenomeni straordinari. Ma quando la Chiesa locale conserva una tradizione secolare come la manna di Sant’Andrea, possiamo guardarla con rispetto, chiedendo al Signore non tanto “lo straordinario”, ma la grazia di un cuore più docile, più aperto, più disponibile.
Il primo chiamato e il segno che ancora parla
Sant’Andrea apostolo, fratello di Pietro, protettore di Amalfi e di tante Chiese nel mondo, continua a parlare ai cristiani di oggi attraverso il Vangelo e attraverso la storia. La manna di Sant’Andrea non è un “obbligo di fede”, ma un segno che la Provvidenza ha seminato lungo i secoli per ricordarci che Dio non abbandona la sua Chiesa.
L’apostolo che un giorno, sulle rive del Giordano, ha sentito Gesù dire «Venite e vedrete», oggi sembra ripetere la stessa parola a noi:
“Vieni e vedi come il Signore continua a operare, come continua a far scorrere grazia nella tua vita, anche lì dove tu vedi solo fatica e deserto”.
Che questo antico miracolo, custodito nella cripta di Amalfi, diventi per ciascuno di noi un invito a non accontentarci di una fede “secca”, ma a cercare gni giorno la sorgente dell’acqua viva che è Cristo, insieme ai suoi apostoli e ai suoi santi.





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