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San Nicola e le tre borse d’oro: l’aneddoto vero che ha cambiato la storia del Natale

  • Immagine del redattore: Gurso
    Gurso
  • 6 dic 2025
  • Tempo di lettura: 4 min
San Nicola
San Nicola

San Nicola e le tre borse d’oro: la storia vera dietro il “Santa Claus” del Vangelo


Quando pensiamo a San Nicola, molti immaginano subito Babbo Natale: il vecchietto con la barba bianca, il cappello rosso e il sacco pieno di regali.

Ma dietro questa immagine commerciale c’è una storia antica, profondamente cristiana, che parla di povertà, di vergogna, di una famiglia disperata… e di un vescovo che di notte, in silenzio, ha cambiato il destino di tre ragazze.


Questa non è una favola inventata da una pubblicità: è uno degli episodi più antichi e attestati della tradizione su San Nicola di Myra, il santo del IV secolo che, con un gesto nascosto, ha ispirato secoli di carità e l’intera idea del “regalo di Natale”.


Chi era davvero San Nicola?


San Nicola nacque tra il III e il IV secolo, probabilmente a Patara, in Licia (nell’attuale Turchia), e divenne vescovo di Myra.

Non era un uomo di fantasia, ma una figura storica: un vescovo conosciuto per la sua fede, per la difesa dei più deboli e per la sua generosità concreta.


Niente renne, niente slitte volanti.

Solo un uomo di Dio, che prende sul serio il Vangelo, soprattutto quando Gesù dice:


“Quando fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” (Mt 6,3).


È proprio questa frase che dà senso all’aneddoto più famoso della sua vita: quello delle tre borse d’oro.


Una famiglia disperata e tre figlie senza futuro


Nella città di Myra viveva un uomo che era stato ricco, ma che aveva perso tutto.

Aveva tre figlie in età da marito, ma non aveva più denaro per dare loro la dote.


Nella cultura dell’epoca, questo non era solo un problema economico:

senza dote, le ragazze non potevano sposarsi, e rischiavano di essere abbandonate, rese schiave o trascinate in situazioni di peccato e sfruttamento pur di sopravvivere.


Immagina quest’uomo:

una volta rispettato, ora povero, umiliato, con le figlie che lo guardano con occhi pieni di paura per il futuro.

Niente prospettive, niente aiuto, nessuna sicurezza.


La tradizione racconta che, nello sconforto più totale, il padre sarebbe arrivato persino a pensare di “vendere” il corpo di una delle figlie per salvare il resto della famiglia.

È un dettaglio duro… ma ci mostra quanto fosse drammatica la situazione.


Il gesto segreto di San Nicola


San Nicola venne a sapere di questa storia.

Avrebbe potuto fare un grande discorso in pubblico, avrebbe potuto criticare l’ingiustizia della società, avrebbe potuto limitarsi a “pregare da lontano”.


Ma non lo fece.


La notte, in segreto, prese un sacchetto pieno di monete d’oro e lo lanciò dalla finestra della casa di quell’uomo.

Secondo alcune versioni, il sacchetto cadde proprio in una calza o in una scarpa messa ad asciugare vicino al camino: da qui nascerà, secoli dopo, la tradizione dei regali nelle calze di Natale.


La mattina dopo, il padre trovò quel tesoro.

Capì che, in qualche modo misterioso, Dio non lo aveva abbandonato.

Con quella prima borsa d’oro riuscì a dare la dote alla primogenita, che poté sposarsi dignitosamente.


Ma la storia non finisce qui.


La notte successiva, San Nicola tornò, di nuovo in segreto, con un secondo sacchetto d’oro.

La scena si ripete: il padre trova l’oro, può maritare anche la seconda figlia.


A questo punto, l’uomo inizia a sospettare: chi sta facendo questo?

È un benefattore? Un parente? Un angelo?


La terza notte: il volto del benefattore


La terza notte, deciso a scoprire la verità, il padre si nasconde dietro la finestra.

Vuole ringraziare, capire, forse anche piangere davanti a chi ha cambiato il destino delle sue figlie.


E proprio mentre San Nicola lancia la terza borsa d’oro, l’uomo gli corre incontro, lo afferra, cade in ginocchio e, tra le lacrime, gli bacia le mani, ringraziandolo.


Ed è qui che l’aneddoto mostra tutta la sua forza evangelica.


San Nicola non si mette in posa per una statua, non chiede un applauso, non dice:

“Racconta a tutti cosa ho fatto”.


Al contrario, secondo la tradizione, gli dice:


“Non ringraziare me, ma Dio.

E non raccontare a nessuno quello che è accaduto”.


Il vero miracolo non è solo l’oro.

Il vero miracolo è uno stile di carità: fare il bene senza cercare gloria, lasciare che la luce sia quella di Dio, non la nostra.


Perché questa storia è considerata “vera”?


Qualcuno potrebbe chiedersi: ma è proprio successo così?

Siamo nel IV secolo, non ci sono video, foto o articoli di giornale. Eppure:


la storia delle tre figlie e delle borse d’oro è una delle più antiche tradizioni legate a San Nicola,


viene tramandata da testi e biografie antiche,


è coerente con il carattere che tutti riconoscono a San Nicola: vescovo generoso, difensore dei poveri, uomo di misericordia concreta.



La Chiesa, quando presenta queste storie, non le propone come “fiabe” a buon mercato, ma come tradizioni edificanti, nate da un nucleo storico reale e trasmesse perché rivelano il cuore evangelico di un santo.


In ogni caso, anche se non avessimo un “filmato” dell’evento, il messaggio è cristallino: c’è un modo di vivere il Vangelo che cambia davvero la vita delle persone, spesso in silenzio e senza fare rumore.


Da San Nicola a Santa Claus: cosa abbiamo perso per strada?


Secoli dopo, questa storia ha ispirato usi, tradizioni e perfino il personaggio di “Santa Claus”.

Ma qualcosa, lungo il cammino, si è perso:


il vescovo è diventato un vecchietto commerciale;


le borse d’oro per salvare tre ragazze sono diventate pacchi-regalo di ogni tipo;


la carità anonima è stata sostituita dalla corsa al consumo.


Eppure, se torniamo alla sorgente, scopriamo qualcosa di sorprendente:

dietro le luci, le renne e i pacchetti, il Natale conserva il ricordo di un santo che ha messo al centro la dignità delle persone, la famiglia, il futuro dei giovani e la discrezione dell’amore cristiano.

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